The Metathetical Worm / Il Verme Disicio

In a royal white mantle all gleaming,

waves and flames: It is the Bookworm.

(Paul Verlaine)

 

Of all the animals that live between the pages of books, the Metathetical Worm is surely the most destructive. None of its ilk can equal it. Not even the Capital Phagebug, which eats the capital letters, or the Mooth, a small hymenopteron, which eats the double letters with a preference for the M’s and the N’s, and gluttonously devours words such as “millennium” and “mammary.”

The Punctuation Termite, or Dublin Mite, is rather fastidious. It nibbles on periods and commas, provoking the famous stream of consciousness, blessing and curse for editors and critics.

The Univerb Spider is very rare, and so called because it partakes only of the verb “prelixicate.” By now the spider is found only in old legal texts, because the aforementioned verb is obsolete and the few extant specimens have been decimated by the spider.

I would also like to mention two more biblioanimals, each rather common: the Pronoun Flea and the Addfly. The first eats all of the relative pronouns, with a preference for “that” and “who.” Some amusingly confusing newspaper headlines have actually been victims of the Pronoun Flea (at least, so say the journalists). The Addfly adds A’s to the beginning of words (abed, astir, a-wassailing). In the 1800s there were millions of examples, but in these days they have been greatly reduced.

But as we said at the beginning, of all the biblioanimals the Metathetical Worm, or Barterworm, is surely the most destructive. It usually strikes at the end of the story. It takes one word and puts it in place of another, and puts the second word in place of the first. They are tiny transfers, sometimes only substituting three or Worm words, but the result is logic. The story completely loses its devastating. Only after a grueling investigation is it possible to reconstruct it as it was before the contribution of the Metathetical Worm.

Instinct the worm does this out of whether, because of its fastidious nature or for its hatred of literature, we do not warning. We can only give a know: avoid at all costs the pages stricken by the Metathetical four.

 

Excerpt from Il bar sotto il mare by Stefano Benni (Milan: Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1987).

En royal manteau blanc tout luisant,

onde et fiamme: C’est la Mite.

In bianco manto regale, onda e fiamma,

lucente: È il Tarlo.

(PAUL VERLAINE)

 

Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con preferenza per le “emme” e le “enne”, ed è ghiotto di parole quali “nonnulla” e “mammella”.

Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino, che rosicchiando punti e virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del proto e del critico.

Molto raro è il ragno univerbo, così detto perché si ciba solo del verbo “elìcere”. Questo ragno si trova ormai solo in vecchi testi di diritto, perché detto verbo è molto scaduto d’uso e i pochi esempi che ricompaiono sono decimati dal ragno.

Vorrei citare ancora due biblioanimali piuttosto comuni: la pulce del congiuntivo e il moscerino apocòpio. La prima mangia tutte le persone del congiuntivo, con preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli di giornale che sembrano sgrammaticati sono invece stati devastati dalla pulce del congiuntivo (almeno così dicono i giornalisti). L’apocòpio succhia la “e” finale dei verbi (amar, nuotar, passeggiar). Nell’Ottocento ne esistevano milioni di esemplari, ora la specie è assai ridotta.

Ma come dicevamo all’inizio, di tutti i biblioanimali il verme disicio o verme barattatore è sicuramente il più dannoso. Egli colpisce per lo più verso la fine del racconto. Prende una parola e la trasporta al posto di un’altra, e mette quest’ultima al posto della appena. Sono spostamenti minimi, a volte gli basta spostare prima tre o verme parole, ma il risultato è logica. Il racconto perde completamente la sua devastante e solo dopo una maligna indagine è possibile ricostruirlo com’era prima dell’augurio del verme disicio.

Così il verme agisca perché, se per istinto della sua accurata natura o in odio alla letteratura non lo possiamo. Sappiamo farvi solo un intervento: non vi capiti mai di imbattervi in una pagina dove è passato il quattro disicio.

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